Qual è il confine tra procacciatore e agente di commercio?

Qual è il confine tra procacciatore e agente di commercio?
Obbiettivo Agenti | 11/03/2020 | 12:19 | aggiornato 11/03/2020 | 15:19

Ascolta il podcast della puntata

Non tutti possono essere agenti di commercio. E questo non per la particolare natura della professione, o per la sua intrinseca complessità. O meglio, non solo. La legge prevede dei precisi requisiti: chi ha un diploma, o una laurea, in materie giuridiche ed economiche, può iscriversi in Camera di Commercio con tale qualifica. Chi ha una laurea in lettere, per fare un esempio, o un diploma di liceo scientifico, dovrà frequentare, con un minimo di ore di lezione frontale, un corso e superare il relativo esame finale.

Sono molti quelli che, all'affacciarsi su questa professione, decidono di “provare” come procacciatore di affari. Non serve un titolo di studio specifico, non serve il corso.

Luigi ci racconta una situazione molto simile, intervenendo in diretta durante la puntata di Obbiettivo Agenti per interpellare i suoi esperti legali, gli avvocati Lorenzo Bianchi e Valerio Colapaoli.

Quando ha deciso di dedicarsi al commercio, ha accettato di buon grado di aprire una partita IVA e qualificarsi come procacciatore. Dopo qualche anno di proficua collaborazione, l'azienda ha deciso di metterlo alla porta, con un brevissimo preavviso, lontano da quanto previsto dal contratto. Un agente avrebbe diritto all'indennità sostitutiva, ma lui non lo è, non ci si sente, sa bene di non possederne ancora i requisiti. Ma qual è il confine tra il procacciatore e l'agente di commercio? Chi è il procacciatore?


Il riassunto della puntata:

Sono molti quelli che, all'affacciarsi alla professione di agenti di commercio, decidono di “provare” come procacciatori di affari. Non serve un titolo di studio specifico, non serve il corso. Ma, una volta avviato il rapporto in tal modo, potrebbe risultare anche difficile trovare l'intesa con l'azienda per modificare il contratto.

Luigi ci racconta una situazione molto simile, intervenendo in diretta durante la puntata di Obbiettivo Agenti per interpellare i suoi esperti legali, gli avvocati Lorenzo Bianchi e Valerio Colapaoli. Quando ha deciso di dedicarsi al commercio, Luigi si è trovato in un frangente in cui avrebbe dovuto aspettare qualche mese perché i corsi, nelle scuole di zona convenzionate con la sua Regione, cominciassero. E, quindi, ha accettato di buon grado di aprire una partita IVA e qualificarsi come procacciatore.

Dopo qualche anno di proficua collaborazione, l'azienda ha deciso di metterlo alla porta. Nonostante quanto previsto dal contratto, in cui si menziona la necessità di un preavviso pari a 3 mesi, Luigi ha ricevuto la notizia pochi giorni prima della conclusione. Un agente avrebbe diritto all'indennità sostitutiva, ma lui non lo è, non ci si sente, sa bene di non possederne ancora i requisiti. 

L'avvocato Bianchi parte da una doverosa premessa. Procacciatore è chi procaccia clienti e svolge attività promozionale solo episodicamente. Già il fatto che tra le parti esista un contratto smentisce la sussistenza del procacciamento di affari. L'episodicità della prestazione del procacciatore sta in netta opposizione rispetto alla stabilità dell'agente. Con il contratto si stabiliscono diritti e obbligazioni in capo a entrambe le parti: il procacciatore non ha obblighi, ha il solo diritto di essere retribuito quando conclude un affare. Ed è per questo che l'avvocato suole dire che “il procacciamento nella pratica non esiste”. Senza contare che, soprattutto nel caso di beni particolari e durevoli, vendere senza un'adeguata formazione e una conoscenza approfondita non sarebbe possibile.

Luigi è, a tutti gli effetti, un agente, ha svolto per questa azienda attività di agenzia, anche senza aver ancora maturato, dal punto di vita civilistico, i requisiti per svolgere la professione. Ha dunque diritto a tutte le tutele offerte dalla legge agli agenti, quindi, in assenza di preavviso, all'indennità sostitutiva del periodo restante. Quindi, diritto a richiedere i libri contabili per verificare le ultime vendite, diritto al FIRR e alle indennità. Il nostro ascoltatore è anche in una posizione migliore di tanti altri, che non hanno nemmeno un contratto a smentire quanto formalmente sottoscritto.

Un punto toccato in trasmissione è quello contributivo. Durante la durata del mandato di agenzia, agente e mandante versano presso Enasarco, relativamente alla posizione aperta dalla mandante stessa, i contributi, ognuno per la sua metà. Una volta terminato il contratto, se i contributi non fossero stati accantonati, la mandante avrebbe l'onere di versarne la totalità. Nel caso di Luigi, questi non ha una posizione Enasarco a proprio nome. In questo frangente, il consiglio dei legali è quello di inviare una segnalazione all'ente previdenziale, corredata da tutta la documentazione che possa provare la natura agenziale del rapporto. Contratto, estratti conto provvigionali, fatture, corrispondenza, campionario, tutto può risultare utile.

Ora, il primo passo da compiere è proprio quello della segnalazione, in parallelo ad una pec in cui chiedere formalmente il versamento di quanto l'azienda ritenga di dovere. Con la segnalazione presa in carico da Enasarco, verosimilmente al termine dell'attività ispettiva verrà reso noto un verbale in cui emergeranno chiaramente le buone ragioni di Luigi, il quale si avvarrà anche dei conteggi, gratuiti per chi interviene in diretta, di Radio Agenti. Se questi conteggi non fossero allineati con quanto previsto dall'azienda, l'uomo potrebbe chiedere formalmente all'azienda di colmare il divario, pena l'inizio di un procedimento giudiziario. Di fronte ad un giudice, tutta la documentazione citata in relazione dalla questione contributiva sarà dirimente, e dimostrerà facilmente quanto la prassi sia stata lontana dalla definizione formale del rapporto.

Le uniche conseguenze negative per l'agente potrebbero essere di sola natura fiscale. Infatti, viene chiarito dal penalista Colapaoli che, in tale fattispecie, non si configura l'esercizio abusivo della professione, raccontato dall'articolo 348 del Codice Penale. Questa norma profila degli effetti molto gravi per chi esercita una professione senza la relativa abilitazione fornita dallo Stato, ma in riferimento a professioni come quella forense, o quella medica. Nel caso dell'agente, esistono, è vero, precisi requisiti, dati, come anticipato, da titoli di studio, rilasciati dallo stato, o dal corso di formazione con esame finale, rilasciato, anch'esso, dallo Stato. Tuttavia, esiste anche il requisito di quell'esperienza professionale maturata per un certo numero di anni, che consente l'iscrizione in Camera di Commercio come agente di commercio. Quindi, Luigi potrà rivendicare i propri diritti senza timore di incorrere in spiacevoli conseguenze.

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