Se l'Agenzia delle Entrate dice che sei un dipendente e non un agente di commercio, che cosa succede?

Se l'Agenzia delle Entrate dice che sei un dipendente e non un agente di commercio, che cosa succede?
Obbiettivo Agenti | 12/02/2020 | 09:55 | aggiornato 12/02/2020 | 14:41

Matteo si rivolge ad Obbiettivo Agenti attanagliato da un “incubo”, come lui stesso racconta. Dal 2010, svolge l'attività di agente di commercio in maniera soddisfacente e proficua per una mandante.

Nei giorni scorsi, l'Agenzia delle Entrate gli ha notificato un accertamento, a lui come anche alla stessa azienda e ad altri venti colleghi agenti, per cui l'attività lavorativa svolta è stata ritenuta di lavoro subordinato.

Matteo si trova quindi nella scomoda posizione di dover e voler dimostrare invece la natura agenziale del suo rapporto e a subire gli oneri economici che invece comporta il passaggio a subordinato, reatroattivi peraltro.

Come fare? Alle 13:05 i consigli del dott. Massimiliano Bellucci.


Il riassunto della puntata:

Un piccolo excursus del nostro consulente fiscale, il dottor Massimiliano Bellucci, si rivela utile per avere una base di partenza.

Un dipendente subordinato ha orari di lavoro precisi, una sede in cui svolgere le sue mansioni, su di lui viene esercitato il potere direttivo del datore di lavoro, che riconosce ferie, straordinari, e una retribuzione fissa.

L'agente di commercio, per quanto comunque soggetto a delle istruzioni impartite dalla propria azienda mandante, è autonomo nel gestire la propria attività. È lui a decidere quando astenersi per il riposo, è lui a sapere quando e dove lavorare. Non solo. Dal punto di vista formale, l'agente deve avere dei requisiti precisi per essere riconosciuto come tale. Un titolo di studio a indirizzo economico o giuridico (laurea di I livello o diploma) consente, previo il superamento di un esame, l'iscrizione in Camera di Commercio con la qualifica necessaria e l'attribuzione del codice ATECO; l'apertura poi della partita IVA avvia il soggetto alla professione di agente di commercio.

Difficile che un vero agente possa essere equivocato e scambiato per un dipendente. È vero anche, ed è abbastanza frequente che in realtà, come nel caso dei concessionari auto, ci si avvalga di agenti nel salone espositivo, a cui però viene imposto un orario preciso, dei periodi di ferie e le disposizioni tipiche del subordinato. Il racconto di Matteo è di una persona costernata, di un agente che vuole fare l'agente, e che vuole dimostrare quello che fa realmente.

Per farlo, per dimostrare la natura agenziale del suo rapporto di lavoro, Matteo dovrà esibire i suoi requisiti. Avviando innanzitutto la richiesta di una visura camerale in Camera di Commercio, per il tramite degli sportelli al pubblico dell'ente, o del proprio consulente, o mediante la procedura online del sito istituzionale. Da questa visura deve emergere la dicitura “agente di commercio” e non qualcosa di assimilabile nel comune sentire come procacciatore di affari o simili. Sarà quindi facilmente difendibile la sua posizione, se corredata dalla dimostrazione dei versamenti Enasarco effettuati, dal codice ATECO relativo e così via. Ma anche l'azienda sarà difendibile e l'accertamento impugnabile, esibendo la documentazione relativa a Matteo e ai suoi colleghi.

Diverso il caso se, ipoteticamente, emergesse qualcos'altro. Per esempio, se in passato Matteo fosse stato procacciatore di affari e non avesse modificato i propri dati in Camera di Commercio, e quindi, sia lui, sia l'azienda fossero in buona fede avendo sbagliato solo nel mancato controllo, il quadro cambierebbe. In peggio.

Il dottor Bellucci non legge gli accertamenti, non sa da cosa muovano, cosa abbia rilevato la Guardia di Finanza. Quello che accade solitamente in casi analoghi, è che la Guardia di Finanza, o la polizia tributaria, o ancora l'Ispettorato del Lavoro, arrivi nella sede dell'azienda oggetto di attenzione e inizi a interrogare i collaboratori. Le testimonianze fornite devono coincidere con la documentazione prodotta dall'azienda. Matteo ci racconta che lui come altri venti suoi colleghi agenti hanno ricevuto la stessa missiva dall'ente accertatore. Sicuramente le accuse mosse sono estremamente circostanziate, ma è difficile trarre una valutazione, da parte del dottor Bellucci, non leggendo l'accertamento.

Se la difesa dell'agente o dell'azienda fallissero, se l'impugnazione dinanzi alla commissione tributaria non avesse un esito positivo, quali sarebbero le conseguenze per l'uno e per l'altra?


Per quanto riguarda la mandante/datrice di lavoro, multe salate e procedimento penale. A rischio la sua stessa sopravvivenza. Tanto più che, dal racconto di Matteo, una ventina di rapporti di agenzia trasformati dall'Agenzia delle Entrate in subordinati, comporta il passaggio dell'azienda alla categoria di quelle con più di 15 dipendenti, con le maglie della normativa molto più strette e rigide.

Pensando alla posizione di Matteo, le conseguenze negative sarebbero concentrate sull'aspetto fiscale. Finora, lui ha pagato le imposte considerando il reddito di impresa, quindi sui ricavi sottratti i costi effettivamente deducibili, quindi un utile sicuramente più basso rispetto al totale del fatturato. Se poniamo uguale a 50 mila un imponibile lordo in un nostro scenario ipotetico a mo' di esemplificazione, Matteo ha pagato le imposte su circa 20 mila euro, in quanto i restanti 30 mila erano di costi. Se viene modificata la natura del suo rapporto di lavoro, oggi lui si ritroverà una liquidazione su 50 mila euro totali calcolata sulla base del lavoro subordinato. Parallelamente, avrà riconosciute delle detrazioni di imposta da lavoro subordinato di cui finora non ha goduto, ma che saranno comunque marginali, e il danno in termini economici sarà notevole.

Il discorso della contribuzione previdenziale è molto più articolato. I contributi Enasarco versati fino allora, a metà con l'azienda, non saranno più esigibili – se l'agente possa richiedere un rimborso ad Enasarco, la questione è da approfondire, e viene rimandata ad un'altra apposita trasmissione. Ci saranno delle incongruenze anche a livello di versameenti INPS. Sappiamo infatti che gli agenti li versano nella gestione commercianti, mentre il lavoratore dipendente ha una gestione diversa. L'azienda non versa nulla per INPS relativamente al proprio agente, ma se ha un dipendente subordinato allora deve versare oltre il 30% dei contributi (il diritto di rivalsa pari al 9% non vale in caso di accertamento): quindi tra sanzioni e altro l'azienda dovrà versare almeno il 40% della retribuzione che viene accertata per il dipendente negli ultimi 5 anni – i contributi previdenziali sono soggetti a prescrizione quinquennale, quindi ogni accertamento può andare a richiedere solo gli ultimi 5 anni.

Bellucci a questo punto propone un esempio con delle cifre per concretizzare le proprie speculazioni. Prendiamo un agente che riscuote 1.000 € di provvigioni al mese per 12 mesi, senza, ovviamente, tredicesima o altre mensilità: non è un dipendente. Quella sarà la base di calcolo nel momento in cui il rapporto viene trasformato. Per le mansioni che il dipendente ha svolto durante il rapporto di lavoro esistono delle tariffe minime, previste dai contratti economici collettivi; ma sicuramente l'agente ha fatturato più del minimo tabellare: non sarebbe sostenibile un'ipotesi contraria, non avrebbe avuto di che vivere. I contributi verranno pagati su quello che il lavoratore percepiva ogni mese, fossero anche 5 mila euro al mese. Il tutto a carico dell'azienda mandante/datrice di lavoro. Matteo non pagherà nulla al riguardo.

In tale esempio, con le nostre cifre inventate ma che danno il termometro della situazione che verosimilmente Matteo sta vivendo, l'ascoltatore si ritrova con una contribuzione doppia nell'ultimo quinquennio, ma che non è cumulabile. Perde quindi quella versata nella gestione commercianti, per cui potrebbe tentare, fortunosamente, con un'istanza di rimborso.

Matteo ce lo dice chiaro, lui si sente agente e vuole fare l'agente. Quindi dopo questa incresciosa vicenda, a prescindere da quello che accadrà, lui tornerà a seguire questa vocazione e, quindi, a versare contributi nella gestione commercianti. A questo punto, INPS, in base al proprio regolamento, quando Matteo arriverà all'età pensionabile, farà il calcolo del montante contributivo su quella gestione, meno favorevole rispetto a quella dei dipendenti in cui comunque ci saranno degli importi versati. Oltre il danno, la beffa.

Un altro tasto dolente è quello dell'IRPEF. All'ascoltatore verrà chiesto il conguaglio di quest'imposta, visto che, finora, questa è stata versata sui redditi di impresa: il ricalcolo verrà effettuato sull'intero importo lordo, detraendo gli importi già versati. 

Se Matteo si rendesse conto di ritrovarsi in questo pasticcio a causa di un dolo dell'azienda, sicuramente potrebbe prendere provvedimenti contro di questa in tribunale. Ma entrambe le parti potrebbero trovarsi in questo frangente per un'omissione o un dolo dell'altra. Per questo è consigliabile, tanto per le mandanti quanto per gli agenti, fare, periodicamente, delle visure camerali rispetto alle proprie posizioni. Utile anche, semplicemente, per aggiornare dati anagrafici e simili. Utile, soprattutto, per evitare di affidare mandati di agenzia a chi agente non è.

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