
Sono un agente di commercio Enasarco plurimandatario e allo stesso tempo sono dipendente presso un’azienda che si occupa di commercio di prodotti per parrucchieri e mi occupo dei rapporti con i clienti con regolare contratto. Posso farlo?
L’attività di agente di commercio è incompatibile con quella da lavoro da dipendente.
Lo sancisce l’articolo 5 della Legge 2024 del 1985 – cioè la legge che istituiva il vecchio ruolo dell’agente di commercio, ora soppresso – di cui sono rimasti però validi i requisiti morali e giuridici per esercitare la professione di agente.
L’articolo recita espressamente:
“L'iscrizione nel ruolo è incompatibile con l'attività svolta in qualità di dipendente da persone, associazioni o enti, privati o pubblici.”
L’unica deroga è per i contratti del dipendente pubblico in regime di tempo parziale non superiore al 50% delle ore previste dal contratto
Che cosa si rischia dal punto di vista legale?
La conseguenza dell’incompatibilità tra il contratto da agente di commercio e quello da lavoratore dipendente si esplicita dal punto di vista amministrativo, con una sanzione che va dai 500€ ai 2000€.
La multa va comminata sia all’agente di commercio sia all’azienda mandante.
Per l’agente di commercio esiste anche un altro risvolto negativo. L’azienda, magari ignara del doppio rapporto di lavoro, potrebbe chiedere un recesso per giusta causa all’agente di commercio per questo motivo e avrebbe tutte le ragioni per farlo e la legge dalla sua parte.
D’altra parte, una situazione di questo tipo non ha riflessi civilistici sul contratto di lavoro, cioè se si lavora come agenti di commercio e come dipendenti contemporaneamente a livello contrattualistico entrambi i contratti sono validi, l’uno non rende nullo l’altro.
La regola dell’incompatibilità vale anche durante il periodo di preavviso. Non si può, dunque, firmare un contratto come dipendente e iniziare a lavorare come dipendente neppure durante il periodo di preavviso, che – come ripetiamo spesso – è un periodo in cui valgono gli stessi diritti e gli stessi doveri da ambo le parti.
Che cosa succede dal punto di vista fiscale?
Dal punto di vista fiscale, nel caso in cui per un periodo si abbiano due contratti contemporanei, uno da agente di commercio e uno da lavoratore dipendente, si possono aprire diversi scenari, anche in base al regime fiscale scelto per l’attività di agente: in forfettario o in regime di contabilità semplificata.
Per un agente di commercio in regime forfettario non c’è cumulo dei redditi. Le due posizioni restano separate e per i redditi da partita iva si pagherà l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%, a seconda che si tratti di una nuova partita iva aperta da meno o più di 5 anni, sul 62% del coefficiente di redditività. Tutti i redditi saranno dichiarati sul Modello Unico.
Per un agente di commercio in regime ordinario e semplificato, i redditi invece si cumulano e su questi si applica la classica tassazione a scaglioni.
Se l’Agenzia delle Entrate si accorge del doppio rapporto di lavoro, fiscalmente cosa succede?
L’Agenzia delle Entrate non fa questo genere di controlli, cioè non sanzionerà l’agente di commercio per il possesso di un doppio contratto di lavoro. Potrà sanzionarlo solo nel caso in cui non sia in regola dal punto di vista fiscale con il pagamento delle tasse per entrambe le posizioni.
È, invece, la Camera di Commercio che fa questo tipo di controlli visto l’obbligo di iscrizione degli agenti di commercio al REA. E considerato che l’iscrizione al REA è incompatibile, come abbiamo detto, con l’attività svolta in qualità di lavoratore dipendente da persone, associazioni o enti, privati o pubblici.
In questo caso, la Camera di Commercio potrebbe avviare la procedura di inibizione allo svolgimento dell’attività di agente di commercio. In conseguenza di ciò, anche ai fini fiscali tutte le detrazioni e le deduzioni riservate a questa categoria di professionisti vengono meno, quindi – nel caso di un accertamento da parte dell’Agenzia dell’Entrate, se si è continuato a svolgere l’attività anche in caso di inibizione, si sarà costretti a restituire tutto quello che indebitamente si è scaricato dalle tasse.
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